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Capitolo Nove. La psicoanalisi.


Paragrafo 1 . La follia.

     
La follia dal Medioevo all'Et moderna.
     
Nell'et antica la follia e il delirio non erano soltanto una condanna
o  una  punizione  degli di: molto spesso erano addirittura  un  loro
dono, fatto prima di tutto alle profetesse - come la Pizia di Delfi  o
le  sacerdotesse di Dodona -, che potevano cos predire il futuro.  Il
delirio (d'amore)  da preferire alla saggezza - scriveva Platone  nel
Fedro  (249  d-252 c) -: apre alla mente territori inaccessibili  alla
razionalit dianoetica, cio logico-matematica.
     Da  questa impura sorgiva nascono le grandi imprese degli  eroi,
che  gli scritti di tanti poeti, di tanti oratori, hanno innalzato  al
cielo;  questa forma di follia genera gli stati, con questa si reggono
i  poteri  militari e civili; insomma la vita umana, nel suo  insieme,
non    che un gioco, il gioco della pazzia. Cos scriveva Erasmo  da
Rotterdam nel 1509.(1)
     Alla  fine  del  Medioevo  i  folli  si  aggirano  per  le  citt
d'Europa, si muovono lungo le strade dei pellegrinaggi, si concentrano
nei  grandi  mercati; spesso vengono espulsi (o meglio rimpatriati),
affidati  a mercanti e marinai perch li allontanino dalle  citt.  La
nave dei folli  sicuramente un'invenzione artistica e letteraria,  ma
ha  un  legame  certo con la realt dell'epoca: Sono esistiti  questi
battelli  che  trasportavano il loro carico  insensato  da  una  citt
all'altra.  I  folli allora avevano spesso un'esistenza vagabonda.  Le
citt  li  cacciavano volentieri dalle loro cerchie;  li  si  lasciava
scorrazzare in campagne lontane, quando non li si affidava a un gruppo
di mercanti o di pellegrini(2).
     La  follia nel Medioevo appariva ancora in una duplice veste:  da
una  parte era considerata un vizio, alla stregua dell'avarizia, della
lussuria, della collera, eccetera,(3) mentre, dall'altra, svolgeva  in
qualche  modo una funzione critica della societ e dei suoi  vizi.  La
follia  ,  in  qualche  modo, una forma di sapienza,  addirittura  di
sapienza  divina,  che mette in ridicolo la sapienza  presuntuosa  dei
dottori:    una sapienza tragica, perch accanto alla  tragedia  del
folle  mostra  la tragedia del mondo che si ritiene savio.  Se  tu
potessi contemplare
     
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     dall'alto  della Luna scrive ancora Erasmo le agitazioni  senza
fine  degli uomini, avresti l'impressione di veder nugoli di mosche  o
di  pulci  rissare, combattere, tendere insidie, rapinare,  scherzare,
folleggiare, nascere, cadere, morire. E non si pu nemmeno  immaginare
quali   sollevazioni,   quali  tragedie   susciti   questo   minuscolo
animaluccio  che   l'uomo, destinato a sparire in un  momento!  Basta
talora  una  guerricciola, una peste, per afferrarne nei suoi  vortici
molte migliaia e distruggerli(4).
     Con  la  Rivoluzione  scientifica  la  ragione  si  ribella  alla
follia,  e  le  nega  ogni diritto di critica:  solo  la  ragione  pu
analizzare e riconoscere gli errori che hanno la loro radice non nella
razionalit (vera o presunta) - come voleva la follia - ma, piuttosto,
nell'abbandono  della  razionalit, quindi  nella  follia  stessa.  La
follia da accusatrice diviene accusata.
     Per  la  follia rester, in tutta l'et moderna, una  valvola  di
sfogo tollerata e accettata: il carnevale e il teatro. Alla maschera 
lecito  ricorrere  allo  sberleffo e all'ingiuria  per  denunciare  la
falsit  e  la  menzogna  dei savi e dei potenti.  Ma  la  maschera  
isolata,  nello spazio e nel tempo: sul palcoscenico o in  un  periodo
dell'anno, appunto il carnevale.
     L'isolamento della follia  progressivo e senza sosta: a  partire
dal diciassettesimo secolo i lazzaretti e gli ospizi, che nel Medioevo
erano  stati costruiti per ospitare lebbrosi e appestati, sono  pronti
ad  accogliere gli appestati dell'et della ragione: i folli. Ma  la
sragione non  riconosciuta come malattia: essa  una colpa. Pertanto,
i   folli  che  vengono  rinchiusi  sono  trattati  alla  stregua  dei
criminali.
     Nel   diciannovesimo  secolo,  ma  anche  gi   a   partire   dal
diciottesimo,  comincia  a  manifestarsi  l'esigenza  di  studiare   i
fenomeni  psichici  -  in particolare la follia  -  all'interno  delle
scienze  naturali:  di fronte a un trattamento di tipo  esclusivamente
giudiziario  o a una psichiatria che - ad esempio, in  Inghilterra
tra  il diciottesimo e il diciannovesimo secolo -  ancora considerata
un  trattamento  morale  (praticato, oltre  che  dai  medici,  dagli
ecclesiastici),  psichiatri  come  Vincenzo  Chiarugi  (1759-1820)   e
Philippe  Pinel  (1755-1826) cercano di spogliare la  follia  dal  suo
carattere  misterioso  e  diabolico o criminale,  e  di  ricondurla  a
fenomeno  analizzabile con gli strumenti della scienza. Essi  vogliono
liberare   la  societ  dalla  paura  dei  folli,  che  aveva   spinto
addirittura  a  metterli  in  catene, e,  al  tempo  stesso,  vogliono
liberare  i  folli  dalla loro situazione di carcerati:  la  follia  
considerata una malattia del corpo e, in particolare, del cervello.
     Partendo  da  questo presupposto, la follia  pu  e  deve  essere
curata.  Nascono  cos  gli  asili (i  manicomi)  in  cui  operare  un
intervento  medico  sui  folli.  Questo  intervento  avviene  in   due
direzioni:  la  prima, visto il carattere somatico che si  attribuisce
alla  malattia,  fa  uso  di  farmaci e  di  pratiche  elettriche  che
influiscono  direttamente  sul sistema nervoso  centrale;  la  seconda
insiste ancora sul recupero morale del folle.(5) In entrambi i casi la
libert
     
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     della  vittima  della  follia consiste  in  una  nuova  forma  di
prigionia: sciolte le catene delle prigioni, il folle  accolto fra le
mura  protettive  del  manicomio,  dove  gli  viene  ricostruito  un
ambiente  di certezze morali e di ruoli sociali. Egli  cos  condotto
di  nuovo  all'interno di una societ: ma questa    la  societ  dei
matti, separata dalla societ reale, anche se costruita sul modello
di quella.
